Oggi l'incontro tra il premier e il presidente della Camera
Il Cav. va avanti sulla giustizia anche senza Fini
“Parleranno di tutti gli argomenti di cui dovranno discutere, giustizia compresa, e come in passato troveranno una linea d’intesa”. L’ottimismo manifestato da Ignazio La Russa ieri pomeriggio non sembra di pura facciata, alla vigilia dell’incontro previsto per questa mattina a Montecitorio tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, in cui verrà affrontata anche l’ipotesi di un intervento legislativo che possa mettere definitivamente il presidente del Consiglio al riparo dai processi milanesi. Leggi Gentile presidente Fini, sul problema della magistratura ora tocca a lei di Giuliano Ferrara

Segnali indicativi per decifrare il possibile sviluppo delle critiche di Fini in televisione domenica sera a proposito della legge sula prescrizione. Una posizione ribadita anche dalla presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, che ha parlato sul Corriere della cautela necesaria “nel maneggiare lo strumento della prescrizione”. Che il dibattito tra i finiani sia in corso lo segnala del resto anche il capugruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che nella componente ex An incarna l’ala meno sensibile ai tentativi di fronda interni sui temi della giustizia.
Gasparri trova “assolutamente condivisibile” il punto di vista posto dall’editoriale del Foglio di ieri, conferma che l’alternativa indicata – o accettare le indicazioni ora sul tavolo su come tagliare il nodo tra potere politico e giudiziario, o indicarne rapidamente altre percorribili – è la questione centrale. Ma Gasparri ammette che “quella domanda centrale, al momento, manca di una risposta. La si dovrà trovare, e l’indicazione dovrà venire dai vertici. Ma al momento non c’è”. C’è invece un percorso politico e legislativo, spiega il capogruppo di Palazzo Madama, in cui quella domanda va inserita: “C’è una riforma generale della giustizia che va affrontata nel complesso. In commissione c’è un disegno di legge Alfano sulla riforma della giustizia penale che va sbloccato al più presto; c’è la legge sulle intercettazioni; ci sono ipotesi di ancora da formulate, come la riforma costituzionale degli ordinamenti. In tutto ciò, c’è anche quest’ipotesi di legge, di cui si discute in questi giorni, sulla durata delle prescrizioni. Al momento non è in Senato, anche se credo ci possa arrivare. Ma prima evidentemente bisogna trovare un accordo politico”.
Il percorso suggerito da Gasparri è forse anche un tentativo di tenere insieme diverse esigenze. Né Fini né i suoi sottovalutano le preoccupazioni di Berlusconi, ma non sottovalutano nemmeno che su politica e giustizia è necessaria estrema chiarezza. Lo fa notare Flavia Perina, direttore del Secolo: “Il paletto vero, come ha spiegato la Bongiorno, è l’interesse generale. Che un certo provvedimento abbia un’utilità può essere plausibile, ma certo non può contrastare con l’interesse generale: mi sembra che ci sia la possibilità di trovare una soluzione ragionevole, tenendo conto che ciò che serve è una riforma generale della Giustizia”. Ciò che invece Perina non accetta sono i toni su cui si è incanalato il dibattito: “Che senso hanno certe affermazioni da ultimatum? Come se anziché tra componenti di un medesimo partito fossimo tra nemici, o alleati concorrenziali. Con la pistola sul tavolo diventa tutto più difficile”.
Benedetto Della Vedova è contrario “all’atteggiamento impolitico di chi vorrebbe insensati giuramenti di fedeltà. Spiega invece: “La forma è sostanza, anche dal punto di vista politico. Per cui obiettare all’idea, ad esempio, che un certo emendamento venga infilato in un testo che magari non c’entra nulla non è un ‘cavillare’, non è un essere osservatori della forma. Invece bisogna prendere nella sua forma e sostanza quanto ha chiesto Berlusconi. E dobbiamo assumerci il peso di una scelta politica. Affermare con chiarezza il motivo di un provvedimento, e difenderlo”. Secondo Della Vedova “Sono due cose ben diverse arrivare in qualche modo a un bieco obiettivo, oppure arrivarci, apertis verbis, e anzi politicizzando la scelta. Credo che sia meglio se Fini e la maggioranza sceglieranno questa strada. E credo che sia molto meglio anche per Berlusconi e per il Pdl. Penso che sia possibile, ma solo se assumiamo che Berlusconi chiede una cosa difficile e seria, per la quale va trovata la risposta politica altrettanto seria. Non ‘basta farla’. Anche perché così non funziona”.
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